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Marco Velleio Patercolo

(in latino: Marcus Velleius Paterculus; Aeclanum o Capua, 19 a.C. circa – 31 circa) è stato uno storico romano, autore di un’opera intitolata Historiae romanae ad M. Vinicium libri duo.

Il praenomen Marcus è attestato da Prisciano; alcuni storici moderni lo identificano però con Gaio Velleio Patercolo, il cui nome appare su di una pietra miliare africana.
 
Di origine campana; probabilmente vide i natali ad Aeclanum o a Capua in quanto discendente diretto – per parte materna – di Decio Magio, sannita, esponente di punta del partito fedele a Roma quando Capua passò ad Annibale e perciò inviato come ostaggio a Cartagine. Altro antenato fu Minato Magio, filoromano durante la "Guerra Sociale" (99 a.C. – 91 a.C.), che partecipò agli assedi di Ercolano e Pompei con un contingente di irpini, riuscendo per queste benemerenze a far iscrivere la sua gente alla ben più illustre tribù Cornelia anziché alla tribù Galeria come il resto del territorio. Il nonno paterno, Gaio Velleio Patercolo, fu comandante del genio con Gaio Pompeo Magno e aiutò, dando la vita, Tiberio Claudio Nerone (padre del futuro imperatore Tiberio) e la moglie Livia Drusilla durante la loro fuga. Il padre, Velleio, era stato il comandante della cavalleria di Tiberio mandato da Augusto in Germania fra il 19 a.C. e il 14 a.C.
 
Dopo un periodo di servizio in Tracia come tribunus militum negli anni succesivi all’anno 1. Dal 4 al 6 anche Velleio Patercolo fu magister equitum di Tiberio. Nel 7, per rimanere con il suo comandante -come egli stesso racconta- rinunciò persino a diventare governatore di una provincia romana, di cui non ci è stato tramandato il nome. Inviato in Pannonia come legatus Augusti, alla guida di rinforzi a Tiberio, impegnato a sedare la rivolta, rimase con lui fino al 12. Fu eletto questore, poi pretore, e infine innalzato a senatore. Ebbe anche la carica di tribuno della plebe.
Nel 14, assieme al fratello Magio Celere Velleiano legatus al seguito di Tiberio nella guerra in Dalmazia, partecipò al trionfo di Tiberio per le vittorie sui Pannoni e sui Dalmati. Dall’anno 14, quando Tiberio lo nomina pretore, al 30 non si hanno più notizie di Velleio Patercolo. 
 
Nel 30, pubblicò la sua Storia romana (Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo) dedicata al Marco Vinicio console in quell’anno. Velleio conosceva bene Vinicio anche perché, con il grado di tribunus militum, nell’anno 1 aveva operato agli ordini di suo padre Publio Vinicio in Macedonia in Tracia e in una missione diplomatica presso i Parti. La nomina di Vinicio a console dovette essere piuttosto repentina o inaspettata e quindi Velleio fu probabilmente costretto a pubblicare la sua opera con dedica scritta ancora in modo sbrigativo e mancante di molti particolari. Lo stesso Velleio ci informa che il suo lavoro sarebbe continuato in modo più approfondito, ma questa revisione o non è stata pubblicata o non si è conservata.
 
Dopo il 30 Velleio Patercolo scompare nuovamente dalle cronache e se ne perdono le tracce definitivamente. Nessuno storico, nessun autore contemporaneo o di poco successivo lo cita, nonostante abbia condotto una vita brillante sia nell’esercito, sia nel campo della politica, sia come autore per 30-35 anni.
 
Le ipotesi che si possono proporre per questa scomparsa di Velleio Patercolo sono molteplici ma due sembrano essere più plausibili: la morte relativamente precoce (attorno ai cinquant’anni); i torbidi generati dalla lontananza dell’Imperatore Tiberio, ritiratosi a Capri già dal 26, dalla conseguente gestione del potere da parte di Seiano e Agrippina, dall’arresto di Agrippina (29), la caduta di Seiano (da Patercolo definito «uomo pieno di zelo e leale») e la morte (31) di entrambi.
Si intravede la possibilità che Velleio Patercolo sia rimasto coinvolto nella caduta di Seiano o che, prudentemente, si sia limitato a condurre una vita ritirata di storico e letterato cercando di evitare la letale tempesta politica scatenatasi a Roma e che avrebbe portato a Caligola.
 
 
Fonte: Wikipedia l’enciclopedia libera

 

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